Hikikomori: giovani che si isolano

Hikikomori D.ssa Cardaci Studio Diapason Pavia APS

Contatta la psicologa d.ssa Cardaci »

GIOVANI CHE SI ISOLANO: DAL FENOMENO HIKIKOMORI AL RITIRO SOCIALE DEI GIOVANI ADOLESCENTI IN ITALIA

In Giappone li chiamano Hikikomori, che letteralmente significa “stare in disparte, isolarsi”. Sono ragazzi tra i 13 e i 20 anni, in prevalenza maschi, che iniziano ad isolarsi sempre più, togliendosi dalle relazioni e dalle più semplici attività quotidiane. Questi giovani sono portati via via a rinchiudersi entro le quattro mura delle loro camerette.

Diffusosi negli anni ’80 in Giappone, recentemente tale fenomeno si sta diffondendo sempre più anche in Europa. Nel 2013, secondo la Società Italiana di Psichiatria  quasi 3 milioni di italiani soffrono di tale disturbo, con un’incidenza di 1 ogni 250 soggetti. Una recente stima del 2018 invece parla di ben 100.000 casi di ritirati sociali. Per questi ragazzi, che vivono le relazioni con evidente difficoltà, gli unici canali comunicativi possibili e quindi di contatto con il mondo esterno è rappresentato dal web. Attraverso i social e i videogiochi riescono interfacciare con l’altro attraverso l’utilizzo di un avatar o uno schermo del pc o del telefono.

Non si è certi delle cause per cui giovani ragazzi, con spesso un livello intellettivo alto e che vanno bene a scuola, iniziano a compiere questo seppur lento ma inarrestabile  processo di isolamento. È possibile che le loro fragilità, come il senso di inadeguatezza e di bassa autostima li porta a dubitare delle proprie capacità. Temono così il confronto diretto con l’altro,  in una società che vede spesso nella competitività e nella buona e perfetta immagine di sé l’unica via per ottenere il successo.

Come riconoscere i segnali di allarme?

I primi segnali di malessere possono presentarsi attraverso differenti forme di somatizzazione. Sono così frequenti mal di pancia e mal di testa, senso di stanchezza che con il tempo si trasforma in una vera e propria letargia.

Iniziano a rifiutare di uscire con amici, accumulano assenze a scuola, rifiutano di uscire di casa anche per compiere le più semplici commissioni. Si chiudono in stanza e non escono nemmeno per mangiare con la famiglia. Preferiscono consumare un fugace pasto in solitudine.

I genitori spaventati non sanno cosa fare. Spesso ricorrono a punizioni, come privarli del cellulare e del pc. Niente di più sbagliato!
In tali situazioni si corre il rischio di incrementare ulteriormente il loro isolamento.

Hikikomori giovani che si isolano Studio Diapason Pavia

Quali possibili ipotesi di trattamento?

Il trattamento può prevedere spesso una terapia farmacologica affiancata e un percorso di sostegno psicologico. Nei casi più gravi possono essere necessari possibili ricoveri ospedalieri.

È fondamentale creare un LAVORO DI RETE in primis con la scuola e la famiglia.
I primi per sensibilizzarli verso il reale problema, spiegando loro che non si tratta di mancanza di voglia o di menefreghismo verso l’istruzione.
I secondi invece per dare loro un concreto supporto e creare un’alleanza per aiutare il figlio ad uscire dal proprio isolamento.

È un percorso lento, ci vuole molta pazienza.

Si inizia solitamente con un intervento domiciliare, dove è lo psicologo a recarsi a casa nel tentativo di creare un primo contatto e resta lì in attesa, incontro dopo incontro.

Nei casi più gravi può accadere che lo psicologo gli parli da dietro la porta chiusa della stanza.

In questi casi il primo obiettivo sta nel far sì che quella porta si apra, che si dia inizio al dialogo.

Un dialogo con l’altro, ma anche con se stessi.

Ritrovare la forza ed il coraggio di vivere, di affrontare le proprie paure, di abbattere le barriere e mostrarsi per ciò che si è, senza timore dell’altro e senza timore di vivere.