Neuropsicologia del ciclo di vita


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NEUROPSICOLOGIA DEL CICLO DI VITA

La neuropsicologia è la disciplina che si occupa dello studio dei processi cognitivi e comportamentali e della loro correlazione con i meccanismi anatomo-fisiologici a livello del sistema nervoso che ne sottendono il funzionamento. L’attenzione è posta sui cambiamenti che si verificano a livello cognitivo-comportamentale e psicologico in funzione del tempo, dalle origini fino all’età adulta e alla vecchiaia (ciclo di vita).

Neuropsicologia ed età dello sviluppo

Durante lo sviluppo possono presentarsi disturbi neuropsicologici che includono difficoltà in vari ambiti del funzionamento cognitivo, comportamentale ed emotivo.
Bambini e ragazzi con disturbi:
intellettivi,
del linguaggio,
visuo-spaziali e della coordinazione motoria,
disturbi specifici dell’apprendimento,
deficit di attenzione e iperattività,
dello spettro autistico, etc.

Neuropsicologia ed età adulta

Nell’età adulta sono numerosi i fattori (ambientali, genetici, qualità dello stile di vita, etc.) che possono favorire l’insorgenza di difficoltà cognitive. A loro volta, queste difficoltà cognitive possono avere un riverbero nelle attività di vita quotidiana.
Un trauma cranico determinato, ad esempio, da un incidente stradale. Questo può provocare un cambiamento a livello cognitivo-comportamentale per cui è necessario sottoporsi a una valutazione neuropsicologica. Evidenziare i punti di forza e di debolezza su cui poi impostare il trattamento riabilitativo che dovrà sempre essere individualizzato.

Neuropsicologia ed invecchiamento

L’invecchiamento infine rappresenta uno degli argomenti più attuali della nostra epoca.
In tutti i paesi industrializzati si assiste infatti al progressivo aumento dell’età media della popolazione.
Durante il processo di invecchiamento normale alcune funzioni cognitive (attenzione, memoria, linguaggio, funzioni esecutive) tendono al declino naturalmente con l’età (World Health Organization, 2005). Se però si sovrappone un quadro neurologico (es. demenze, ictus, trauma cranico, etc.) l’evoluzione può variare ed è indispensabile un inquadramento neuropsicologico. Tuttavia, gli studi dimostrano che nell’invecchiamento ’normale’, così come nella patologia, c’è una possibilità di compensazione al declino cognitivo attraverso un allenamento della mente volto a incrementare le prestazioni e mantenere le capacità cognitive.

  • Per ogni fascia d’età è di fondamentale importanza prestare attenzione ai primi campanelli d’allarme e accedere precocemente ai servizi. La tempestività dell’accesso alle strutture sanitarie è una condizione essenziale per garantire la precocità della diagnosi che a sua volta consente l’avvio di interventi specifici e mirati al rallentamento del decorso.

La stimolazione cognitiva

Sebbene gran parte delle persone confidi ancora nella scoperta della ‘pillola miracolosa’, che ad oggi non esiste, la ricerca clinico-sperimentale ha portato molti clinici a considerare l’esercizio mentale come rimedio per rallentare il declino neuropsicologico. E’ stato sottolineato il ruolo preventivo che la stimolazione cognitiva associata a peculiari stili di vita e all’interazione sociale potrebbe giocare, in termini di neuroprotezione, nel prevenire o rallentare lo sviluppo di forme cliniche definibili come mild cognitive impairment (cioè leggere alterazioni cognitive in assenza di un franco decadimento) o della demenza.

  • “Un Paese che voglia prosperare economicamente e socialmente deve investire sulle risorse cognitive dei propri cittadini’.
    (Come scritto nel 2008 su Nature -una delle più importanti riviste scientifiche al mondo)