Il dolore somatico multidimensionale

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La sensazione dolorosa è un’esperienza spiacevole molto complessa, che dipende dall’intensità dello stimolo doloroso, dalla suscettibilità e dalla soglia personale del dolore. E’ da considerarsi un fenomeno individuale e  multidimensionale, sia fisico sia psicologico, perciò è condizionato anche da fattori socio-culturali e da precedenti esperienze personali con il dolore. Infatti, non esiste una singola area cerebrale deputata all’elaborazione e alla modulazione dolorifica, ma si integrano aspetti sensoriali, emotivi, cognitivi e motivazionali.

In condizioni fisiologiche, la percezione del dolore è mediata dal fenomeno della nocicezione. I nocicettori sono recettori periferici che si attivano con stimoli meccanici, termici e chimici potenzialmente dannosi per i tessuti. La nocicezione è il processo di traduzione di questi stimoli in impulsi nervosi e la trasmissione di essi al sistema nervoso centrale. L’attivazione dei nocicettori presenti nella pelle, nei muscoli e nelle articolazioni si manifesta con il dolore somatico, spesso definito anche muscolo-scheletrico, mentre l’attivazione dei recettori nei visceri si esprime in un dolore viscerale.
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Il dolore somatico

Lo studio European Working Conditions Survey (EWCS) del 2010 ha individuato l’incidenza del dolore muscolo-scheletrico in Europa, analizzando la popolazione lavoratrice dai 15 ai 65 anni. In generale, sono state individuate due zone più frequentemente dolorose: la colonna vertebrale dorsale e lombare, e un complesso superiore inteso come colonna cervicale, cingolo scapolare e arti superiori. Statisticamente è meno frequente il dolore alle anche, alle ginocchia, alle caviglie e ai piedi.

Quando si è affetti da un dolore somatico, si attuano inevitabilmente delle strategie dal punto di vista posturale per non avvertire questa sensazione. Nel lungo termine, questi atteggiamenti possono ridurre i gradi del movimento di un’articolazione, perché si tende a muoverla poco, possono ridurre la forza di un muscolo, perché si usa meno, e aumenta la paura di provare di nuovo dolore.

Classificazioni del dolore somatico: dolore acuto e cronico

Il dolore acuto è associato al fenomeno della nocicezione, che si attiva quando un tessuto viene danneggiato o è a rischio. Ha una localizzazione precisa, un’intensità direttamente proporzionale alla natura e all’estensione dello stimolo dannoso e dura meno di 6 settimane. E’ un campanello d’allarme per adottare comportamenti atti ad evitare di lesionare ulteriormente i tessuti.

Un dolore è cronico, invece, quando è presente costantemente da più di tre mesi. Non è banalmente la prosecuzione diretta del dolore acuto, ma un’esperienza più complessa in cui hanno grande importanza i centri nervosi della modulazione del dolore, dell’attenzione e delle emozioni.

Il dolore muscolo-scheletrico cronico, infatti, è spesso associato ad altri sintomi come, faticabilità, insonnia, sonno non ristoratore, disturbi dell’umore.

Il ruolo dell’osteopata e il ruolo attivo del paziente

L’osteopatia è sempre stata un valido strumento per lenire il dolore, ma non è il suo unico obiettivo.

Come abbiamo visto, il dolore spesso non è solo un processo di nocicezione, ma un fenomeno che integra altri aspetti della persona. Perciò, l’osteopata si occupa prima di tutto di ripristinare il corretto funzionamento delle strutture corporee, in modo da eliminare gli impulsi nocicettivi derivanti proprio dal malfunzionamento e mal posizionamento delle stesse. Il paziente percepirà subito un notevole miglioramento, ma per completare l’opera potrebbe dover apportare delle modifiche alle sue abitudini, stile di vita, educazione al dolore. Alcuni esempi sono: fare un’adeguata attività fisica, eliminare posture viziate, affrontare pensieri catastrofici legati al dolore.

Approfondimento:

  • sensitivizzazione
  • iperalgesia 
  • allodinia

Informazioni nocicettive periferiche croniche possono generare modifiche plastiche alle vie nocicettive centrali, alterando la percezione del dolore.

Questi processi favoriscono l’instaurarsi della sensitivizzazione centrale, che è proprio definita come un prolungato ma reversibile aumento dell’eccitabilità e dell’attività sinaptica in uno o più degli elementi del sistema nervoso centrale (corteccia cerebrale, sistema limbico, talamo, tronco encefalico, midollo spinale). E’ un meccanismo fisiopatologico che fa capo a molte sindromi dolorose come la lombalgia cronica, la cervicalgia cronica, dolori mio fasciali, la fibromialgia, cefalee croniche, sindrome dell’intestino irritabile, dolore pelvico cronico.

Essa si manifesta con ipersensibilità in forma di allodinia e iperalgesia.

Allodinia è la presenza della sensazione dolorosa in risposta ad uno stimolo normalmente innocuo, come risultato dell’abbassamento della soglia di attivazione dei recettori. Si distinguono l’allodinia meccanica, quando il dolore insorge con una leggera pressione su un’area corporea; l’allodinia termica, quando una zona diventa dolorosa anche se esposta a temperature tiepide o fresche; l’allodinia correlata a normali movimenti di muscoli e articolazioni.

L’iperalgesia, invece, è una risposta esagerata a stimoli che di norma sono comunque dolorosi.