Riflessologia plantare ed i punti riflessi

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La Riflessologia plantare ed i punti riflessi

La riflessologia plantare è la proiezione completa ancestrale di tutto il corpo solo su una parte di esso.
Immaginiamo di fotografare una persona, rimpicciolirne la foto e proiettarla solo su una parte del corpo.
Le terminazioni nervose attraverso processi d’afferenza ed efferenza, trasmettono dall’interno verso l’esterno e viceversa disagi e problematiche degli organi interni.
Attraverso questi meccanismi si è in grado di raggiungerli con sollecitazioni mirate all’ottenimento dell’ossigenazione dei tessuti attraverso la vascolarizzazione degli stessi.
La provata efficacia di queste metodiche è determinata dal fatto che s’interpretano i segnali che il nostro organismo invia attraverso le aree più periferiche, mani, piedi, orecchie, lingua, naso, occhi, che sono le aree con la maggior concentrazione di terminazioni nervose.

Reflessologia plantare Zu

Il metodo Zu è una tecnica di riflessologia plantare senza controindicazioni.
Esso pone al centro della sua attenzione “la persona” e non “la malattia”.
Lo scopo è quello di aiutare la persona a raggiungere la salute favorendo i fisiologici processi d’autoguarigione.
E’ una costante evoluzione delle tecniche di reflessologia plantare tradizionale, coadiuvata dalla Medicina Tradizionale Cinese.
Il Metodo di reflessologia plantare Zu si è affermato per lo studio approfondito e analitico dell’identificazione dei punti riflessi sul piede. Agisce sulla componente organica della pianta del piede.
Interpreta le alterazioni psico-somatiche attraverso le dita, orienta il “Qi” (il soffio) attraverso i meridiani energetici dell’arto inferiore.
Non è solo un massaggio rilassante o antistress, ma una tecnica olistica completa che richiede una specifica professionalità.

Principio della riflessologia plantare

 
La riflessologia plantare si base sul principio che il piede è quella specifica parte del corpo che garantisce all’uomo il contatto con la Terra. La fisicità, la struttura (lo Yin) ed allo stesso tempo, tramite un osso unico tra le specie animali il calcagno, permette all’essere umano di erigersi, di stare in piedi, di elevarsi verso la spiritualità, la trascendenza e di innalzarsi alCielo (lo Yang).
Le aree sensibili sono state identificate localizzando l’epicentro del dolore in relazione alle ossa e ai muscoli. Le aree riflesse, sono quelle particolari parti del nostro corpo, che se giustamente sollecitate, determinano una reazione antalgica (scomparsa del dolore). Un recupero funzionale dell’organo in una zona diversa e lontana dal punto stimolato.
In ogni parte del corpo ritroviamo proiettato l’intero sistema in maniera organica, precisa, logica, in tutte le sue proporzioni.
 
Il massaggio che esercitiamo è un’azione meccanica che nel nostro organismo si trasforma in una reazione chimico-elettrica.
Il nostro corpo reagisce a due sollecitazioni fondamentali: contrazione e rilassamento. Possiamo tradurre in sollecitazioni caldo-freddo, una carezza o un pizzicotto, taglio e punta, tirare e rilasciare, dolce e acido e così via all’infinito. Le leggi universali del Dao Yin/Yang restano immutabili.

Trattamento regolamentato in base alla legge n.04 del 14 gennaio 2013

COME AGISCONO I PUNTI RIFLESSI

Di seguito qualche accenno di fisiologia dello sconosciuto e complicato meccanismo di azione dei riflessi su cui si basa la reflessologia plantare ed il perchè i nostri massaggi funzionano.

Sistema di comunicazione neuronale

I neuroni sono cento miliardi di centraline microscopiche del pensiero (diametro tra cinque e cento millesimi di millimetro). Contenute in questa scatola di modeste dimensioni che è il nostro cranio.

Hanno il compito di elaborare i messaggi e trasferirli lungo le vie nervose.

Ogni neurone è attrezzato per ricevere informazioni nervose dai suoi pari mediante i dendriti. Sottili filamenti ramificati che lo fanno somigliare a una piovra. Per trasmettere a sua volta i propri messaggi mediante un altro prolungamento tubulare detto assone o cilindrasse. Il punto di connessione tra l’assone di una cellula e il dendrite dell’altra si chiama sinapsi. E’ la chiave di volta di tutto il sistema di comunicazione neuronale. Ai cento miliardi di neuroni di cui dispone normalmente ogni cervello corrispondono almeno centomila miliardi di connessioni. Una rete di ramificazioni la cui complessità non ha confronto in tutte le cose note dell’universo.

Durante la vita fetale il ritmo di moltiplicazione neuronale è di circa duecentocinquantamila cellule al minuto. Dalla nascita in poi questa crescita cessa quasi del tutto, dando luogo al processo inverso di perdita secca, di morte non sostituita. Si è scoperto che le cellule nervose possono in modi non ancora ben conosciuti autoripararsi in caso di eventuale danneggiamento. Emettendo nuovi terminali di assoni, instaurando altre sinapsi, riformando le connessioni perdute.
La prima dimostrazione in questo senso è valsa il Nobel a Rita Levi Montalcini. Dopo che nel 1954 era riuscita a isolare il NerveGrowthFactor (NGF), cioè il fattore naturale capace di stimolare, appunto, la crescita dei neuroni.
Tutti i segnali nervosi in entrata e in uscita sono di natura elettrica.

Equilibrio del campo elettrico

È vero che ci sono anche segnali chimici, ma questi servono per interagire con quelli elettrici o fra di loro. Esiste una differenza di potenziale elettrico fra l’interno e l’esterno. Dovuta alla differente concentrazione di ioni-sodio e ioni-potassio sulle due facce della membrana.
All’interno del neurone, rispetto all’esterno, ci sono un certo numero di ioni-sodio (pochi) e un altro ben determinato numero di ioni-potassio (molti). Tale combinazione crea nella cellula un campo elettrico negativo particolare. Detto potenziale di riposo, in cui la membrana è polarizzata, cioè con carica positiva all’esterno e negativa all’interno.
La situazione di equilibrio del campo elettrico si modifica quando si sviluppa un impulso nervoso.
In concomitanza con questa evenienza, infatti, le porte si aprono. In modo da far entrare nella cellula altri ioni-sodio e far uscire invece molti ioni-potassio, dopo di che cambia il sistema di trasmissione che da elettrico diventa chimico.
Ora si tratta infatti di far saltare al messaggio lo spazio sinaptico (circa dieci millimicron), se si vuole arrivare al dendrite e allora entrano in campo appunto i mediatori chimici, i neurotrasmettitori.

Neurotrasmettitori

All’interno di apposite vescicole i neurotrasmettitori, attraverso le sinapsi, raggiungono i canali di passaggio predisposti. Li fanno aprire dando così la possibilità al segnale elettrico, ospite dei portatori chimici, di attraversare lo spazio sinaptico e di trasferirsi dal neurone attraverso i recettori che si trovano sulla superficie del dendrite.
La maggior parte dei segnali chimici che agiscono nelle sterminate congiunzioni sinaptiche non è nota. Quelli del sistema nervoso autonomo si conoscono meglio e di più perché noti da più tempo. I più noti neurotrasmettitori sono l’adrenalina e l’acetilcolina.
Questi agiscono con possibilità di stimolo e inibizione sui visceri toracici e addominali, sul sistema vascolare e sull’apparato ghiandolare.
Mentre l’adrenalina è prodotta dalla ghiandola surrenale.
I neuroni del cervello e del sistema simpatico producono noradrenalina, che è quasi la stessa cosa e agisce a livello centrale, attivando la veglia, l’attenzione e regolando l’umore e le emozioni.
L’acetilcolina viene sintetizzata solo dai neuroni sia centrali sia gangliari, a partire dalla colina e dall’acetilcoenzima.
È il neurotrasmettitore che fa muovere i muscoli. Permette di far progredire il segnale elettrico dalla corteccia alla placca motrice neuromuscolare. I segnali vengono trasformati in chimici ed elettrici. una volta raggiunta la sede occipitale si provvede alla loro decodificazione.
I segnali olfattivi e la maggior parte di quelli gustativi, che sono segnali chimici, non vengono percepiti per la loro composizione chimica, ma in base alla forma delle molecole.

Perchè i nostri massaggi funzionano?

Sono state intraprese numerose ricerche per capire come un segnale fisico (per esempio, i raggi luminosi che giungono all’occhio o le onde sonore percepite dall’orecchio), oppure chimico (come quello che stimola l’olfatto o il gusto), possa divenire concetto e memoria. Non abbiamo ancora la risposta scientifica del perché e del come funzionano queste informazioni.
Sappiamo, però, da riscontri empirici, che  i nostri massaggi funzionano.
Con un massaggio veloce e leggero generiamo delle onde corte. Quindi di alta frequenza, veloci, penetranti.
Queste, raggiungendo un organo bersaglio, generano una reazione chimica acida che genera a sua volta un rilassamento dei tessuti o degli organi più contratti e irrigiditi.
Un organo ingrossato, indurito per problematiche acute o croniche, bersagliato velocemente verrà sollecitato con un tipo di attività simile a quella di uno scalpello contro una roccia. Non pochi grossi colpi, ma tanti piccoli colpi.
Situazione opposta, un massaggio lento, profondo, pesante, per la nota legge fisica: “la pressione genera calore”, avrà una trasmissione per mezzo di onde lunghe, basse, lente.
Questo impulso raggiungendo l’organo bersaglio genererà una reazione basica. Determinerà a sua volta una tonificazione dei tessuti per effetto degli zuccheri che verranno a sintetizzarsi. Per cui se un organo è stanco, prolassato, un massaggio lento e profondo risulterà tonificante, energizzante.
Per esempio, una cistifellea o uno stomaco che hanno perso la loro fisiologica capacità peristaltica la recupereranno.