Terapia psicoanalitica applicata

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A condurre la persona in una terapia psicoanalitica è quasi sempre la sofferenza. Ossia il primo motore che la sospinge a ripensare e mettere in discussione tutto ciò che prima della comparsa del malessere ha considerato come normale, famigliare e funzionale. Questa è una condizione necessaria: la terapia psicoanalitica procede unicamente a partire da una domanda personale, e mai a partire un obbligo esterno.

Quando si attraversa un periodo di crisi, un periodo in cui il sintomo emerge causando disagio e sofferenza, l’equilibrio della vita viene alterato. L’angoscia, come un salvavita, segnala che qualcosa non sta funzionando nel rapporto del soggetto con il suo desiderio.

Vi sono due condizioni affinché inizi una terapia psicoanalitica.

Prima condizione: “da un analista è necessario andarci”.

Jacques Lacan si è soffermato a lungo sulla logica dell’inizio del trattamento e del lavoro preliminare. Egli infatti ha sottolineato che, affinchè qualcosa accada, “da un analista è necessario andarci”.

La parola “Crisi” deriva da un termine greco, κρίσις, che è strettamente legato al significato di “divisione” e “separazione”. Il termine mantiene un’accezione del tutto positiva. Esso va ad identificare tanto il significato di un “punto di svolta” quanto quello di “discernimento”, di “scelta” e di “criterio”.

Il momento della crisi può essere una preziosa opportunità. La persona può ripetere passivamente le strategie disfunzionali di fuga ed evitamento di tale sofferenza interiore. Al contrario la persona può impiegare attivamente tale energia in un dispositivo di ricerca, scoperta e cambiamento personale.

Seconda condizione: la “rettifica soggettiva”

La psicoanalisi è rivolta a chi intende arrivare alla radice dei propri problemi, ossia a chi non solo intende liberarsi dei sintomi, ma anche riconoscere e trasformarne le cause.

Questo passaggio non è scontato: Jacques Lacan, che a lungo si è soffermato sulla logica dell’inizio del trattamento e del lavoro preliminare, ha infatti sottolineato che se “da un’analista è necessario andarci” affinché qualcosa accada, ciò non significa che questo sia sufficiente perché il discorso del paziente si apra nella direzione della cura.

Lacan ha avuto il merito di formalizzare il ruolo che l’implicazione soggettiva ha come vero “punto di svolta” della crisi, preliminare a qualsiasi cambiamento di posizione. Questa “rettifica soggettiva” ha a che vedere con il piano etico, ponendo il soggetto di fronte ad un livello del discorso che non ha semplicemente a che vedere con le sue elucubrazioni mentali, ma con il livello soggettivo più elevato della responsabilità circa il proprio sintomo e circa il proprio desiderio. La psicoanalisi confronta ogni singola persona con il funzionamento di ciò che ci rende umani, dotati di un’autocoscienza e di capacità di auto-osservazione. Pensare questa responsabilità, il proprio livello di implicazione nel sintomo di cui si soffre e di cui ci si lamenta, non basta a scalfire la tenacia con la quale il soggetto rimane agganciato al suo sintomo, ma rappresenta una condizione indispensabile per l’avvio del trattamento analitico.